
Per mesi non ho scritto note politiche, limitandomi solo a qualche battuta. Un poco di riflessione mi serviva per maturare un giudizio sugli sviluppi politici dell'Italia di oggi e domani.
Le mie conclusioni faranno infuriare molti di voi.
Nel '94. Berlusconi incarnava il sogno del rinnovamento dell'Italia in senso liberale. il sogno, si badi, si fondava sull'assunto "razionale" che una riforma d'Italia sarebbe stata possibile per il tramite di
a) una proposta politica chaiara e innovativa,
b) una raccolta del consenso di massa alle elezioni
c) la realizzazione del programma in corso di una o più legislature.
Da anni ormai, gli osservatori liberali più attenti hanno preso coscienza del fallimento della via "razionale" al liberalismo, segnalando come il sogno del '94 sia degradato a "mito". Un mito - ne va dato atto - talmente straordinario da oscurare i dati di realtà (i.e. aumento criminale della spesa pubblica dal 2001 a 2006), i compromessi con gli oltranzisti religiosi (i.e. il governo di Comunione e Liberazione in Lombardia) o le concessioni alla regola dell' "assumi chi ti vota" nel Pessimo Sud (i.e gli esempi trovateli voi).
Il fallimento della via "razionale" al liberalismo non ci deve deprimere.
L'Italia è Paese poco incline alla razionalità e i passaggi fondativi della storia nazionale sono scanditi più da contingenze e individualismi che da consapevolezza e coscienza politica.Proprio al Governo e allo "stile Berlusconi" va dunque il merito di avere gettato le basi - solidissime - per un'altra via al liberalismo, che per comodità chiamerò "emozionale".
Se l'obiettivo "liberale" resta lo smantellamento dello Stato e la riduzione delle sue aree di influenza, la via "emozionale" passa per:
a) la negazione della realtà, (la crisi non c'è....etc), il malcostume istituzionale (leccaculismo e mignottocrazia), la politica dei proclami e degli slogan tesi a distogliere lo sguardo alla crisi economica dei cittadini ("nuova università", "meno fannulloni", "più efficienza", "meno froci", "più mafiosi in galera", etc... );
b) il conseguente totale discredito sul sistema delle istituzioni (locali e nazionali) e sui loro reciproci rapporti;
c) il consolidamento nell'opinione pubblica della convinzione incrollabile che lo Stato (e la classe politica) sia per sua stessa natura incapace di affronatre e risolvere i problemi della gente.
Sub a) e b), il Governo Berlusconi ha fatto la sua parte egregiamente e i risultati, a ben guardare si vedono. Nessuno, da estrema destra a estrema sinistra - ha oggi più il coraggio di costruire offerte politiche fondate su "piu' Stato": questa opzione poitica e semplicemente defunta, morta, scomparsa per sempre dalle coscienze degli italiani.
Qualcuno potrebbe chiedersi come mai tali sentimenti di "anti-Stato" non si traducano già oggi in azioni politiche. La ragione va ricercata proprio nell'immobilismo connesso al binomio Berlusconismo/Antiberlusconismo che ha messo il freno al Paese, un po' come il blocco DC-PCI che per anni impediva una autentica dialettica democratica all'Italia. Ma quella era una Italia che cresceva; oggi, invece, è una Italia che declina.
Venuto meno Berlusconi (per morte, esilio, poco importa) e rimosso il freno berlusconismo/antiberlusconismo qualunque forza politica si troverà inevitabilmente a fare i conti con sentimenti di opinione pubblica tesi alla destrutturazione/riduzione dello Stato.
Poco importa, francamente, quale settore della pubblica amministrazione ne farà le spese, perché ad avviso di chi scrive qualunque azione destrutturante sarà benefica. Già odo le lagne di chi invoca "sanità e pensioni" per poveri e derelitti quando invece è proprio lì - all'ombra di questi stereotipi - che si annidano i piu spregevoli privilegi e arricchimenti dell'Italia recente. Se poi, per avventura, a farne le spese sara l'Università pubblica dei baroni e baronetti, allora sarà veramente il caso di celebrare Berlusconi come il rivoluzionario del III millennio.
La via emozionale al liberalismo impone però che il discredito sulle istituzioni sia il più totale possibile, in modo da garantire che il sentimento di sfiducia divenga autenticamente incrollabile. Qui, credo, ci vorranno altri 2,3 (magari anche 5) anni , accompagnati - come purtroppo recitano impietosi i dati di tutti gli analisti mondiali - dalla stagnazione economica.
Solo a quel punto si sarà creata una "massa critica" di italiani sufficientemente "arrabbiati" e "impoveriti" i cui voti faranno gola a tutti, tanto a destra che a sinistra. E sara' proprio a quel punto che - qualunque sia il partito/la colaizione emergente - le tasse dovranno essere abbassate, lo Stato ridotto, il welfare assistenziale definitivamente azzerato.
Grazie a Berlusconi quindi, per avere gettato le basi della via emozionale al liberalismo.
Ma Berlusconi deve resistere. Più lunga la sua agonia, più straordinaria sarà l'onda che travolgerà lo Stato, liberando finalmente l'Italia dalla paranoia burocratica che da 150 ha trasformato il popolo più creativo del mondo in un insieme amorfo di vassalli e leccapiedi.
Con la fine dello Stato-Italia, rinasceranno gli italiani.